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Eyes Wide Shut       (1999)

ovvero, l'amore al tempo della glaciazione

 
 
 

"C'è inoltre la novella di Arthur Schnitzler, Traumnovelle, che vorrei fare ma su cui non ho ancora cominciato a lavorare. E' un libro difficile da descrivere - e quale buon libro non lo è? Esplora l'ambivalenza sessuale di un matrimonio felice e cerca di equiparare l'importanza dei sogni e degli ipotetici rapporti sessuali con la realtà. Tutta l'opera di Schnitzler è brillante dal punto di vista psicologico ed egli fu molto ammirato da Freud, che una volta gli scrisse scusandosi di aver sempre evitato d'incontrarlo di persona. Con una battuta (una battuta?) Freud disse che era andata così perché aveva paura della superstizione popolare che dice che se incontrate il vostro Doppelganger (doppio) allora morirete".

 

tratto da "Kubrick" di Michel Ciment, 1999

 

 

 

Ancora una volta nulla come un film di Stanley Kubrick è in grado di rappresentare la società nella quale viviamo. L'ultima sua opera, "Eyes Wide Shut", è uno sguardo ad occhi aperti/chiusi sulla nostra epoca, sullo stato dei rapporti umani, sull'inadeguatezza dell'individuo, sulle pulsioni segrete   che eruttano dai nostri corpi proprio come la nudità prorompe - nella famosa scena - dallo specchio/schermo della vita,

ed infine sul futuro che ci attende.
Qual è oggi il nostro modo di vivere? Un cerimoniale nel quale siamo immersi costantemente, senza neppure più riuscire a percepire la differenza tra la rappresentazione di noi stessi e la realtà. L'esistenza intera è un rito: tardo borghese e perbenista, sadico e violento, menzognero e disperato. Quando la verità viene a galla, anzi alla bocca, è come un conato di sangue, in altre parole di vita (il lungo racconto della moglie del protagonista sulla propria infedeltà sognata, desiderata, temuta, in un'inquadratura dove il colore dominante è il rosso).
Qual è la cifra dei contatti umani? Una fredda, monocorde, apparente disponibilità. A tutto. Alle pesanti galanterie di un corteggiatore che ha la maschera, appena imbellettata, di un paranoico tombeur de femmes, parente stretto del Jack Nicholson di "Shining"; alla disdicevole situazione, per il suo ipocrita decoro personale, di un amico che si ritrova una ragazza impasticcata nel bagno; alle ruffiane carinerie di due fanciulle che ti promettono di portarti oltre l'arcobaleno, vale  a dire oltre tutti i confini dell'osceno; alle profferte di una gradevole prostituta che ti abborda per strada; alle suggestioni segrete di una parola d'ordine ( "Fidelio" ).

Qual è la sostanza dei rapporti umani? Il denaro. Il protagonista ha sempre il portafoglio in mano, non esita ad esibire le potenzialità che gli derivano dal ruolo (leggi la professione). Il mondo intorno a lui, quello meno dotato finanziariamente, gli risponde con la merce. Anche il corpo è merce, la sessualità è merce. Un padre, che presumiamo inorridito nello scoprire la figlia tra le braccia di due uomini, è in realtà un lenone che non esiterebbe a mettere in vendita la ragazzina, insieme al vasto campionario di indumenti per mascherarsi di cui fa commercio. Una lolita, senza neppure più il brivido della trasgressione, una ninfetta-merce da sbattere sul banco vendite: basta mettersi d'accordo sul prezzo.

"Eyes Wide Shut" non è un film d'amore, neanche dell'amore erotico. Perché, nell'epoca della glaciazione dei sentimenti e dei desideri, l'amore è morte. E' il rischio del contagio mortale, attraverso la conoscenza carnale con la prostituta inconsapevolmente malata, dal quale il protagonista si salva per pura casualità. E' il corpo raggelato della splendida ragazza distesa sul tavolaccio dell'obitorio. E' la follia maldestra e inopportuna di un attimo di perversione mentale: quello della figlia del ricco paziente appena deceduto, dal quale il protagonista medico, nell'esibizione frontale della sua etica professionale, immediatamente si reca.

Una dichiarazione d'amore in una camera mortuaria (che sembra uscita dal fantastico finale di "2001: odissea nello spazio"), nella quale il cadavere è l'immagine di un'umanità invecchiata a tal punto da non voler più neppure sperare in una rinascita.
I corpi nudi nel tanto discusso episodio dell'orgia sono la messa in scena dell'accoppiamento degradato a violenza, a sopraffazione meccanica. Statuari corpi di donne-oggetto che sono il prodotto  della fisicità totalitaria del sistema globale pubblicitario; corpi violati ritmicamente al suono di eccellenti evergreen del pensiero unico musicale, privi di identità perché indossano una maschera-marchio che li rende numero, pura quantità. Donne possedute all'interno di una villa castello che è un universo concentrazionario, architettonicamente elegante e moralmente fradicio, custodito da guardiani notturni implacabili nell'eseguire gli ordini ricevuti, collocato appena fuori dalla città mondo: una New York ricostruita negli studios, più reale di quella autentica, perché è la New York del nostro immaginario cinematografico, quella che tutti riconoscono subito, anche se non sono mai stati nella Grande Mela.
Mela marcia. Dove si rappresenta l'altro rituale, del conforto e della speranza, quello del Natale. Ma non aiuta. La paura, il senso di disperazione, l'angoscia che attanagliano il nostro protagonista senza qualità, nelle sue peregrinazioni notturne in vie solitarie, martellate da un agghiacciante colore bluastro, non sono attenuate dal Natale. Anzi, l'albero natalizio, simbolo della luce e del calore, segno autentico del rito del focolare domestico, è un monolito silenzioso e inutile (all'alba, al suo rientro nella bella e, si direbbe, confortevole casa, il protagonista lo spegne).
Defunte le passioni, ormai incontrollabili i sogni/incubi di tradimento e di perversione, ridotto a  sopravvivenza quotidiana il destino (in una scena il protagonista legge un giornale sul quale campeggia un titolo: "Lucky to Be Alive", come a dire fortunato di essere ancora vivo), il luogo dell'estremo tentativo di ricomposizione familiare è il Centro Commerciale dove, alla fine del film, vediamo riunita la famiglia: moglie, marito e figlia bambina. Il Centro Commerciale: il tempio della famiglia moderna!

Quale futuro? Lei rifiuta il patetico "per sempre" di lui e propone un ritorno al passato: fare l'amore (ma l'espressione è più forte, più contemporanea). Sperimentare insomma una possibilità di sopravvivenza cercando di ricostruire i rapporti umani a partire dal loro livello più naturale, più biologico.
L'ultimo film di Kubrick ovvero la messa a nudo dell'amore al tempo della glaciazione, con il seducente accompagnamento musicale di un valzer da gaia apocalisse finale.

 

Antonio Sacchi

 
 
 

 

Directed by: Stanley Kubrick
Writing credits: Arthur Schnitzler (novel Traumnovelle), Stanley Kubrick and Frederic Raphael

 

Cast:

 

Tom Cruise  Dr. Bill Harford
Nicole Kidman  Alice Harford
Madison Eginton  Helena Harford
Marie Richardson  Marion Nathanson
Jackie Sawris  Roz, as Jackie Sawiris
Rade Serbedzija  Milich, as Rade Sherbedgia
Sydney Pollack  Victor Ziegler
Leslie Lowe  Illona
Peter Benson  Bandleader
Vinessa Shaw  Domino
Alan Cumming  Hotel Desk Clerk
Todd Field  Nick Nightingale
Michael Doven  Ziegler's Secretary
Sky Dumont  Sandor Szavost
Louise J. Taylor  Gayle
Stewart Thorndike  Nuala
Randall Paul  Harris
Julienne Davis  Amanda 'Mandy' Curran
Lisa Leone  Lisa, receptionist
Kevin Connealy  Lou Nathanson
Thomas Gibson  Carl

Mariana Hewett 

Rosa

 

Producers: Brian W. Cook (co-producer), Jan Harlan (executive), Stanley Kubrick
Original music:Jocelyn Pook
Additional music:György Ligeti (from "Musica Ricercata No. 2"), Franz Liszt, Wolfgang Amadeus Mozart (from "Requiem"), Dmitri Shostakovich (from "Jazz Suite No. 2")
Cinematography: Larry Smith (III)
Film Editing: Nigel Galt
Production Design: Leslie Tomkins, Roy Walker (I)
Art Direction: John Fenner (II), Kevin Phipps;
Set Decoration: Lisa Leone (I), Terry Wells Sr.
Costume Design: Marit Allen
Special Effects: Garth Inns (special effects), Charles Staffell (back projection supervisor)

 
 

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