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Kubrick e gli scacchi

(Ringraziamo Pietro Savazzi per le informazioni fornite, fondamentali per la realizzazione di questa pagina)

 
 

 

"Persino i massimi maestri internazionali degli scacchi, per quanto a fondo analizzino una certa mossa, raramente possono prevedere come andrà a finire la partita. Così le loro decisioni su ogni mossa si basano in parte sull'intuito. Io ero un giocatore di scacchi abbastanza bravo, ma naturalmente non possedevo la loro classe. Prima di avere qualcosa di meglio da fare (girare film) ho giocato in tornei di scacchi ai Club Marshall e Manhattan di New York, e per soldi nei parchi e in altri posti. Tra le molte altre cose che gli scacchi vi insegnano c'è il fatto di controllare quell'emozione iniziale che provate quando vi accorgete che una mossa sembra buona. Vi esercitano a riflettere prima di eseguirla e a pensare con la stessa obiettività quando siete nei guai. Quando si gira un film si debbono prendere la maggior parte delle decisioni di corsa e c'è una tendenza a girare sempre troppo impulsivamente. Occorre più disciplina di quanta ci si potrebbe immaginare per riflettere, anche solo per trenta secondi, nell'atmosfera rumorosa, confusionaria e ad alta pressione di un set cinematografico. Ma riflettere per pochi secondi spesso può impedire che si commetta un grosso errore in qualcosa che di primo acchito sembrava funzionare. Per quel che riguarda i film, gli scacchi sono più utili per prevenire che si commettano errori anziché per darvi delle idee. Le idee vengono spontaneamente e la disciplina richiesta per valutarle e per utilizzarle tende ad essere essa stessa il vero lavoro".

 

Kubrick con George C. Scott sul set de Il Dottor Stranamore

 
 

"Ho giocato alcune partite con Tony Burton, uno degli attori di Shining. E' un ottimo giocatore di scacchi. Si era molto vicini alla fine della lavorazione e le cose erano ormai abbastanza semplici. Ho giocato un sacco con George C. Scott durante la lavorazione de Il dottor Stranamore. Anche George è un buon giocatore, ma se mi ricordo esattamente non ha vinto mai con me. Ciò mi dava un certo vantaggio su di lui per tutto il resto. Se vi vantate di essere un buon giocatore di scacchi, avete un rispetto smodato per quelli che possono battervi."

Stanley Kubrick, tratto da Kubrick di M. Ciment

 

 

Un riferimento agli scacchi è presente in moltissimi film di Kubrick.

Si gioca letteralmente a scacchi in Rapina a mano armata (al club scacchistico di Maurice), in Lolita (tra Humbert e Charlotte) e naturalmente in 2001: Odissea nello spazio (fra HAL 9000 e l'astronauta Frank Poole).

 
 

Nella scena del processo in Orizzonti di gloria il pavimento del salone è a scacchi e i personaggi sono vestiti con due tonalità di grigio e disposti come se fossero i pezzi degli scacchi.

 

In Arancia Meccanica e Shining abbondano i pavimenti a scacchiera.

 
 

In Eyes Wide Shut abbondano invece le regine, seppur un po' svestite.

 

Ma come acutamente osserva Michel Ciment:

 

"....a livello più profondo tutti i film di Kubrick sono fondati su rapporti di forza, su calcoli delle probabilità in cui la prudenza e l'audacia si mescolano. La rapina (Rapina a mano armata), la strategia militare (Orizzonti di gloria, Spartacus, Il dottor Stranamore), le manovre politiche (Arancia Meccanica) o quelle di tipo personale (Lolita, Barry Lyndon) rivelano lo stesso schema di un'avanzata regolare, punteggiata da colpi di forza, che è anche una lotta contro il tempo, ovvero contro la morte. Il generale Mireau in Orizzonti di gloria valuta la percentuale delle perdite umane in rapporto ai metri di terreno conquistati e calcola così le sue probabilità di promozione. Rapina a mano armata è strutturato con una serie di flashback che ripercorrono una giornata vissuta da vari personaggi, facendoci rifare ogni volta il percorso del gangster ossessionato dalla rapina, mostrandoci cioè la partita sotto diverse angolazioni. Anche Humbert lotta a suo modo per conquistare una Lolita che diventa (troppo presto per lui) adulta."

 

 

Ma forse il riferimento più importante è in 2001: Odissea nello spazio dove HAL 9000 gioca (e vince) con l'astronauta Frank Poole.

In questa scena Kubrick si diverte a riproporre una partita realmente avvenuta.

Si tratta infatti dell'incontro Roesch - Schlage svoltosi ad Amburgo nel 1913, che si concluse con l'abbandono del Bianco dopo la 15ª mossa di Donna del Nero.

 

Di seguito è riportata la partita completa, tratta dal sito http://scacchi.qnet.it/manuale/comp06.htm, autore Andreas Vogt:


Partita Spagnola, Difesa chiusa, variante Worrall

1 e4, e5; 2 Cf3, Cc6; 3 Ab5, a6; 4 Aa4, Cf6; 5 0-0, Ae7; 6 De2, b5; 7 Ab3, 0-0; 8 c3, d5!;

Il supercomputer HAL 9000 decide di optare per una continuazione aggressiva, sulla falsariga dell'Attacco Marshall (nella Difesa chiusa della Partita Spagnola).

9 e:d5, C:d5; 10 C:e5, Cf4; 11 De4, C:e5;

Posizione dopo 11 ..., C:e5  Posizione dopo la mossa 11 ..., Cc6:e5


12 D:a8?, ...

Lo sprovveduto astronauta cade dritto nella trappola orditagli da HAL 9000: bisognava giocare 12 d4 mantenendo un leggero vantaggio. Infatti non conviene catturare neppure le altre due figure nere in presa. 

Per esempio 12 D:e5?, Ad6; 13 De4, Dh4!; 14 Rh1 (g3?, Ch3+; 15 Rh1, D:e4+), C:g2!; 16 D:h4 (D:g2??, Ah3!; 17 Dg1, A:f1; 18 D:f1?, D:h2#), C:h4 porta il Nero in chiaro vantaggio, oppure 12 D:f4?, Cd3!; 13 De4, Ae6!; 14 A:e6, f:e6; 15 D:e6+, Rh8 e la posizione del Bianco, nonostante due Pedoni in più, non è per niente invidiabile, essendo tutta l'ala di Donna bloccata dal fastidioso Cd3.

12 ..., Dd3!; 13 Ad1, ...

Non sembra che al Bianco restino molte alternative. Per esempio dopo 13 Te1 segue 13 ..., Ch3+!; 14 g:h3 (Rh1, C:f2+; 15 Rg1, Ch3+; 16 Rh1, Ah4!; 17 g3, c6!!), A:h3; 15 De4, Cf3+; 16 Rh1, C:e1 e il Bianco ha posizione perdente, dato che non va 17 D:e1?? per l'ovvia 17 ..., Df3+; 18 Rg1, Dg2#  mentre a 17 D:d3 il Nero risponde con 17 ..., C:d3; 18 Ca3, A:a3; 19 b:a3, Te8! guadagnando figura e partita.

13 ..., Ah3!;

La scena del film comincia con questa posizione della scacchiera:

Posizione dopo 13 ..., Ah3!  Posizione dopo la mossa 13 ..., Ac8-h3


Frank Poole: «Allora, la Regina mangia il Pedone».

14 D:a6? (Db7 è migliore), ...

HAL 9000: «L'Alfiere mangia Pedone di Re».

14 ..., A:g2;

Frank Poole: «Sono nei guai... Uhm, Torre in d1».

In realtà nella scena la Torre viene poi spostata nella casa e1. Si tratta di un errore di doppiaggio, in quanto nel film in lingua originale l'astronauta dice: "What a lovely move. Rook to King one".

15 Te1, ...

HAL 9000: «Mi dispiace Frank, forse ti è sfuggito: Regina in f3, Alfiere mangia Regina, Re mangia Alfiere, scacco matto».

Qui viene commesso un altro errore di doppiaggio, dato che in realtà è il Cavallo (e non il Re) che prende l'Alfiere, dando scacco matto. In effetti nel film in lingua originale il supercomputer dice: "I'm sorry Frank, I think you missed it: Queen to Bishop three, Bishop takes Queen, Knight takes Bishop, mate".

15 ..., Df3; 16 A:f3, C:f3#. 0-1

Bisogna notare comunque che dopo 13 ..., Df3 il supercomputer chiude troppo velocemente la partita, poiché Poole avrebbe potuto resistere un po' più a lungo, giocando per esempio 16 Dh6, g:h6; 17 h3, C:h3+; 18 Rh2, Cg4#. Ma nulla esclude che questa imprecisione sia proprio il vero preavviso dell'imminente cattivo funzionamento di HAL9000, che nel seguito del film prima sbaglierà una diagnosi di avaria all'elemento AE35 dell'antenna di comunicazione dell'astronave Discovery 1 e poi ucciderà quasi tutto l'equipaggio, costringendo l'unico sopravvissuto David Bowman ad una ben più mortale partita.

 

 

Di seguito è riportato un dialogo fra Stanley Kubrick e Frederic Raphael, sceneggiatore di Eyes Wide Shut, tratto dal libro Eyes Wide Open dello stesso Raphael:

Raphael  «Ho parlato con un tipo che dice di ricordarsi di te quando giocavi a scacchi a New York».

Kubrick «Davvero?». 

Raphael «Mi ha raccontato di averti visto giocare con una ragazzina di quattro o cinque anni in un qualche posto all'aperto nel Village». 

Kubrick «Mi sembra strano». 

Raphael «Giura che eri tu, e che lei aveva imparato una dozzina di mosse di una qualche strana apertura e con quelle era riuscita a metterti in difficoltà». 

Kubrick «Non ricordo di aver giocato all'aperto a New York». 

Raphael «Giochi ancora?». 

Kubrick «Ho smesso. Qualche volta faccio una partita al computer, ma... non gioco più con... con altri».

Raphael «Però una volta giocavi?». 

Kubrick «Eccome. A un certo punto giocavo a scacchi molto seriamente». 

Raphael «Seriamente come?». 

Kubrick «Una volta ho giocato con un principe arabo. Quella sì che è stata una cosa seria. Aveva nella cintura una pistola con l'impugnatura d'avorio. Aveva saputo che giocavo a scacchi e così mi aveva invitato a fare una partita». 

Raphael «E cosa è successo? Hai accettato?». 

Kubrick «Ero a casa sua, c'era un sacco di gente intorno, era un po' difficile rifiutare. Sì, ho accettato. Diceva di essere molto bravo. Mi portò nella stanza accanto, dove aveva degli splendidi scacchi». 

Raphael «I bravi giocatori non amano giocare con pezzi troppo belli, vero?». 

Kubrick «Credo di sì. Ma a lui piaceva giocare con questi splendidi scacchi. Chiuse la porta e facemmo una partita. Lui non era male, ma non era neanche particolarmente bravo». 

Raphael «Hai vinto tu?». 

Kubrick «Ho vinto in pochissimo tempo». 

Raphael «E cosa è successo?». 

Kubrick «Ha voluto giocare di nuovo. Cosa potevo fare? Ho giocato di nuovo. Immaginai che non volesse rientrare troppo presto nell'altra stanza». 

Raphael «E la seconda volta come andò?». 

Kubrick «Feci un errore...». 

Raphael «E lo lasciasti vincere?». 

Kubrick «Forse. Ma... andò così». 

Raphael «E lui cosa fece?». 

Kubrick «Non tirò proprio fuori la pistola, ma... Me la mostrò. Mi... fece notare che ce l'aveva. E poi sorrise, non un gran sorriso, e disse di tornare dagli altri nella stanza accanto. Mi batté una mano sulla spalla e mi fece uscire per primo. Non mi sentivo molto... a mio agio per come si comportava, ma andò tutto bene. Quando gli domandarono chi aveva vinto, lui mi guardò e disse: "Una partita a testa". Non lo smentii. Tutti quelli che si intendevano di scacchi avrebbero capito che era assurdo. E quanto agli altri, pazienza».

 
 
 

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